Tratto bergamasco della Strada Priula nei primi documenti storici
Ezio Birondi
“La Strada Nova comincia da la porta di S.to Lorenzo di Bergamo, et va continuando per la Valle Brembana per longhezza di milia 35, sino alli confini di Valtolina, la quale è sottoposta a SS.ri Grisoni, dove si divide il stato del Serenissimo Dominio con detti Signori nella summità del monte del Gioco, sino al qual luogo e summità predetta è continuata la detta strada nel Stato Veneto, tanto facile et comoda, che si può con cavalli da soma transitare, et ancora con carri, et carrozze, quando la larghezza lo comportasse (.. .). Tutta opera dell’Ill.mo Sig. Alvise Priuli Potestà di Bergomo l’anno 1592 al quale dall’Ecc.mo Senato fu commessa con molta laude e gloria sua poi che ha fatto fare la detta strada con mirabile industria, celerità e destrezza, non solo superando le difficoltà infinite sì per l’asprezza de monti, come per altre occasioni; riducendola nei monti, piana che prima era difficilissima, per le ascese, et discese, la quale anco si può serrare et impedire secondo l’occasioni et arbitrio del Principe col mezzo di ruppi, et corne eminenti; che si farebbero cadere sopra di essa come medesimamente nel ritrovar il denaro senza spesa alcuna del publico; havendolo con la sua destrezza havuto non solo da tutti li Comuni a’ quali in evidente benefitio ritorna il commercio di detta strada, ma anche da tutti li Comuni di questo territorio, supplendo ancora con condennationi senza intacco all’interesse pubblico”.
“Principiando da la Porta di S.to Lorenzo oltre la detta porta al dirimpetto di essa in capo di quella strada, et all’incontro del Belloardo pur di S.to Lorenzo si ritrova tal qual eminentia di territorio in forma di cavallier con case fabbricatevi sopra di ragione di Domino loco considerabile per interesse della fortezza, et continuando la strada passata la Chiesa di S.to Roccho manca a far un pezzo di Rizzolo che segue sin al ponte della Morla, da essere rifatto, et continuato a spese della magnifica città”.
(Archivio di Stato di Venezia: “Relazione del Capitano Giovanni Da Lezze, Visita di tutta la Strada Nova et della Casa appresso i confini della Valtolina” , 21 Ottobre 1596).
Dalla località Ponte Secco la strada raggiungeva il colle della Ramera, scendeva in modo tortuoso sino alla chiesetta detta “La Petos” ed entrava in Petosino. Il tratto che poi raggiungeva l’osteria e la Posta dei cavalli della Brughiera, tuttora esistente, poggiava su un terreno molle, quasi paludoso, e nel luglio del 1807 venne realizzato l’innalzamento della sede stradale con un terrapieno.
Subito dopo l’osteria della Brughiera, la strada si divideva i due rami: a sinistra conduceva verso il centro di Almè e proseguiva verso le Ghiaie di Almenno e più in generale verso la Valle Imagna; a destra essa continuava in modo tortuoso passando davanti alla chiesetta dei morti per la peste di Villa d’Almè (Ronco Basso), raggiungeva la deviazione per Bruntino, risaliva con una forte rampa per Ronco Alto e, discendendo con un’ampia curva, sfociava davanti alla chiesa parrocchiale di Villa d’Almè.
Da Villa d’Almè il tracciato affrontava, staccandosi nettamente da ogni preesistenza, un punto particolarmente difficile e pericoloso nel tratto compreso tra “Ventulosa” e la località Campana, tratto che, dopo i lavori intrapresi alla fine del mese di settembre del 1592, assunse il nome, tutt’oggi usato, “Chiavi della Botta”.
Passato il ponte sul Torrente Giongo, la strada saliva ripidamente entrando nel paese di Botta; lo attraversava e riscendeva per poi raggiungere, ad un livello stradale più alto dell’attuale, la contrada Lisso e Sedrina.
Sino alla fine del secolo scorso, Sedrina era solamente la contrada oggi chiamata Sedrina Alta; la strada l’attraversava per poi ridiscendere con due tornanti ai Ponti, tutt’oggi esistenti e famosi nella storia della valle.
Attraversato Zogno, la strada della valle passava sotto il portico della chiesetta della Madonna della Foppa, come si può ancora vedere, scendeva lungo il Brembo per poi risalire con una forte rampa all’altezza della contrada Tre Fontane; proseguendo ad un livello poco più alto dell’attuale carreggiabile, passava attraverso la contrada Angelini, risaliva presso la contrada Tiolo e continuava, con qualche variazione di quota, sino a Ruspino.
A San Pellegrino la strada passava sotto la chiesa, allora costruita in senso inverso all’attuale e, attraversata la Valle degli Zocchi, imboccava i portici della caneva così detti dalla cantina ristoro ivi aperta, sino alle Rinate per San Giovanni Bianco sempre sulla destra del fiume.
“Rimasi in Bergamo fin tutto il mercoledì, ne partii il giorno dopo 28 Agosto verso le 11 del mattino ed arrivai in un villaggio detto San Giovanni nella Valle Brembana, circa le 6 di sera. Quel villaggio dista da Bergamo circa 16 miglia e per andarci passai attraverso un altro villaggio, Zogno, distante da Bergamo 12 miglia”.
Così Weyrot, un viaggiatore inglese, nel suo diario di viaggio del 1609 “My observations of Bergamo”, descrive il percorso da Bergamo a Zogno.
Poco dopo San Giovanni Bianco la strada vecchia saliva per raggiungere lo sperone roccioso su cui sorge il Cornello ed attraversarlo per scendere poi rapidamente verso la contrada di Orbrembo. Il Priuli fece passare la “Strada Nova” sotto il Cornello, aggirandone lo sperone, poggiandola su un muro a secco in fregio al fiume.
Il tracciato proseguiva poi per Camerata, superava la “Goggia”, raggiungendo Lenna.
Da Lenna la strada saliva a Piazza Brembana, l’attraversava nel centro, come ancora oggi si può vedere, e proseguiva per Olmo passando sotto la “corna di Frolla”.
Olmo si trova alla confluenza della “Val di Ave rara”, (Val Mora) dove proseguiva il percorso antico per la Valtellina, e la “Val de l’Olmo”, valle scelta dal Priuli perché meglio esposta e meno ripida, quindi di più facile accessibilità.
Sempre seguendo il viaggio di Weyrot, si raggiunge il Passo di San Marco: “Partii da San Giovanni il giorno dopo, il 29 Agosto, circa le 7 del mattino, e giunsi ad una terra sopra il Monte Ancona, chiamata Mezzolto, circa le 6 di sera, facendo in quel giorno circa 11 miglia. Passai altre due terre tra San Giovanni e Mezzolto, la prima detta Piazza, ove pranzai con certo Sclavoniaus, il quale mi disse che cinque giorni prima erano stati arrestati poco lungi 5 banditi. . . L’altro villaggio si chiama Ulmo, 3 miglia da Mezzolto. Dopo mezzo miglio di cammino, passato Ulmo, comincia la salita del Monte Ancona, che si chiama anche Monte San Marco, un’alpe altissima e di salita difficile”.
“Lasciai Mezzolto circa le 6 del mattino del giorno seguente sabato 30 Agosto ed arrivai alla sera circa le 8 ad una terra chiamata Campo, distante 23 miglia dalla fiorente valle Tellina, comunemente detta Valtellina, nel paese dei Grigioni. Da Mezzolto alla vetta del Monte Marco vi sono 4 miglia. Su quella cima vi è una trattoria che segna l’estremo limite del dominio veneziano sino a quella vetta, non meno di 174 miglia. In tutto questo territorio la moneta corrente è quella di Venezia”. |